Beato lui e chi lo ha incontrato

Carlo Acutis, modello di santità nell’era digitale


Carlo nasce il 3 maggio 1991 e muore il 12 ottobre 2006 a causa di una leucemia fulminante che lo strappa così presto ad una vita così devota agli insegnamenti di Cristo. A 14 anni dalla sua scomparsa, dopo grande attesa, viene nominato beato.

Leggendo di Carlo Acutis sorprende come possano convivere ordinarietà e straordinarietà. In una stessa frase che racconta la vita di questo ragazzo si possono trovare aspetti di quotidianità, verrebbe da dire banali, inframezzati da spinte, lampi e consapevolezze a dir poco abbacinanti.
Una scenografia degna del premio Oscar ci mette di fronte una giovane vita vivace e socievole, perfettamente inserita nel presente, una parabola ascendente e promettente, interrotta bruscamente da una malattia. Fulminante. Di quelle che non ti lasciano il tempo di accorgerti, di elaborare… Eppure, questo condensato di senso che è stata la sua vita, utilizza pochi giorni per dare tutto ciò che serve: coscienza dell’origine, pienezza del presente e fiducia nella meta.
Queste alcune parole della mamma, Antonia Salzano: «La via suggerita da Carlo ai suoi coetanei è una via semplice, basata su un rapporto personale e continuo con Dio. Giocava a pallone, usava i videogiochi, andava a scuola e all’oratorio. Ma metteva sempre Cristo al centro della sua. Da quando aveva sette anni andava Messa tutti i giorni, fece la Prima Comunione a sette anni grazie ad un permesso speciale, partecipava all’Adorazione eucaristica, leggeva le Sacre scritture e libri sulle vite dei santi. E poi si dedicava agli altri. A scuola aiutava chi era più timido, chi veniva preso in giro, chi attraversava momenti di difficoltà. In parrocchia dava sempre una mano, anche come catechista, per poi uscire e portare cibo e sacchi a pelo ai senzatetto dopo aver svuotato il proprio salvadanaio. Viveva ogni momento in pienezza e con gioia. Non temeva la fine perché per lui in quel momento iniziava la vita vera nell’incontro con l’amato. Gli stessi medici erano sbalorditi dal suo coraggio e dalla fiducia, alimentata costantemente dall’Eucarestia, che definiva “autostrada per il Cielo”. Potenzialmente quindi siamo tutti santi e mio figlio è solo un esempio. Ci sono ragazzi che possono essere ancora più santi. Basta, semplicemente, volerlo.»

Il processo di beatificazione

Il 15 febbraio 2013 viene avviata la fase diocesana del processo di beatificazione che verrà conclusa solo tre anni dopo grazie all’intervento dell’allora cardinale della diocesi di Milano, Angelo Scola.
Ma per diventare beato Carlo doveva aver compiuto qualcosa di veramente straordinario: un miracolo. Nonostante siamo già nel 2019, a 13 anni dalla scomparsa del ragazzo, il miracolo non tarda ad arrivare. Il 12 ottobre nella chiesa brasiliana di San Sebastiano è in corso la benedizione con la reliquia di Carlo Acutis, già allora molto conosciuto. Su suggerimento del nonno, Matheus, bambino di sei anni affetto da una grave malformazione al pancreas, al momento di toccare la reliquia chiede la grazia di guarire. I sintomi del bambino all’improvviso spariscono e dopo una serie di esami si accerta che Matheus è guarito. Le cause sono inspiegabili.
Alla luce di questi fatti, il 21 febbraio 2020, Papa Francesco autorizza il Dicastero a promulgare, tra gli altri, il decreto riguardante il miracolo che è attribuito all’intercessione di Carlo.
La celebrazione della beatificazione è avvenuta nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi lo scorso 10 ottobre. Infatti, il ragazzo era stato sepolto ad Assisi secondo sua specifica richiesta, tuttavia dopo la morte il corpo aveva subito un trattamento conservativo e per la successiva esposizione il volto era stato ricoperto da una maschera in silicone.
In vista della beatificazione, dopo alcuni giorni di preparazione e con alcuni momenti di preghiera nella basilica inferiore di San Francesco e in San Rufino, i suoi resti, dopo esser stati riesumati dal cimitero cittadino, sono stati portati al Santuario della Spogliazione di Assisi dove sono tutt’ora conservati.
In questo luogo Carlo sta già attirando migliaia di giovani e devoti da tutto il mondo. «Mi auguro che la sua beatificazione possa farne ancor più un punto di riferimento e un incoraggiamento alla santità. Essa è vocazione per tutti. Anche per i giovani.» scrive Monsignor Domenico Sorrentino.
Papa Francesco, nella sua lettera Christus vivit, lo ha presentato come “modello di santità giovanile nell’era digitale” ed è stato proposto come patrono di Internet.
Carlo ha vissuto pienamente e gioiosamente i suoi 15 anni lasciando in eredità, fra le altre cose, l’entusiasmo con cui trasmetteva l’amore verso Dio e verso il prossimo. Questa una delle sue frasi più celebri: «Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie.» E ancora: «Tutti nascono buoni, sono speciali, voluti da Dio fin dall’eternità con un progetto unico e irripetibile.» .
Tutti unici e irripetibili ma, bisogna dirlo, qualcuno più speciale di altri….
Grazie Carlo.

Per la redazione di questo articolo ringraziamo: Avvenire (anche per la foto), Il Messaggio (mensile della Santa Casa di Loreto) e Wikipedia.




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