10° Puntata del 23 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

Il Padre nostro, come dicevamo, è composto da sette espressioni di preghiera, sette domande, quasi sette grida al cielo, al papà che non lascia mancare il suo amore ai propri figli; nel cuore di queste sette domande vi è la domanda sul pane: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Quando parliamo di pane che cosa si accende in noi se non il profumo della famiglia, la bellezza della tavola, il riunirci, la condivisione ma anche quello che facciamo per guadagnarci il pane. È un’espressione che rivela qualcosa di più grande: il pane è un elemento necessario, è sinonimo di ciò che sostiene la nostra esistenza, la nostra vita.

Ecco allora perché dopo aver chiesto la santificazione del nome, il regno che viene, la volontà di Dio, quasi si sospende la preghiera toccando qualcosa di estremamente concreto, tangibile e per noi, piccole e povere creature, qualcosa che sostiene la nostra esistenza: il pane.

Questo pane innanzitutto è chiesto in questo modo: il pane di ogni giorno ci richiama alla mente la manna nel deserto che Israele riceveva all’alba, come rugiada, che veniva raccolta; e aveva questa particolarità, la manna non era coltivata ma era un dono di Dio, dal cielo, e poteva essere consumata entro quel giorno, non si poteva racimolare per il giorno dopo, tranne il sabato perché è giorno di riposo, allora Dio provvedeva a una doppia razione. Quasi a dire che questo pane quotidiano non può essere accumulato. È un pane che è dato ogni giorno a chi lo chiede.br>
Quindi noi collochiamo la preghiera del Padre nostro all’interno della liturgia eucaristica, all’inizio dei riti di comunione, proprio per questa espressione. Noi identifichiamo, interpretiamo questo pane quotidiano con l’Eucarestia. Anche se è un’interpretazione parziale. Probabilmente Gesù quando ci consegna la preghiera del Padre nostro ci chiede di desiderare questo pane, e lo fa innanzitutto guardando ai propri apostoli; essi si devono preoccupare, innanzitutto, di annunciare il regno, e null’altra preoccupazione dev’esserci al di fuori della giustizia del regno di Dio; l’apostolo, il vero discepolo, il vero credente che ha a cuore il Vangelo impara a occuparsi delle cose del Padre. Impara quindi come facevano gli operai dell’epoca di Gesù, presenti in tante parabole, a ricevere ogni giorno la razione di cibo che era necessaria per poter lavorare quel giorno. E ricevere quella moneta, la paga, che era necessaria per quel giorno. Nulla di più. Tu sai che lavorando nella vigna del Signore riceverai quanto ti è dovuto. Dacci oggi questo pane quotidiano, ogni giorno.

Ma soprattutto è interessante porre la nostra attenzione su due parole. In primo luogo, la parola quotidiano, che traduce una parola molto difficile in greco, che non trova altre attestazioni nella letteratura dell’epoca. Vuol dire pane sostanziale, necessario; probabilmente è il pane per questo giorno, quello che occorre a noi oggi, perché sappiamo che domani se te lo chiediamo tu ti occuperai di noi perché noi ci occupiamo del Regno che viene.

Allora anche questo “oggi” è importante, perché significa che noi credenti viviamo nell’oggi, ancorati al tempo presente con la lungimiranza del domani, ma non con l’ansia del pensare solo ed esclusivamente al domani, facendo sfuggire le occasioni presenti.

E poi è bella questa sottolineatura, “dacci (a noi) il nostro pane quotidiano”. C’è un pronome, “noi”, c’è un aggettivo, “nostro”. Non il “mio”, non “io”, ma il “noi”, “nostro”, perché questo è un pane da condividere. È donato per tutti, non per me, non esclusivamente per il mio bisogno.

Allora mi pare bello concludere con questa intuizione che questa preghiera ci dona: i figli, i discepoli, gli apostoli, i cristiani, i credenti chiedono il dono della fede nello stesso modo in cui qualsiasi essere umano, qualsiasi figlio chiede al proprio papà, alla propria mamma il dono del pane, il pane necessario per vivere ogni giorno, dal momento che la fede è necessaria perché abbiamo a vivere da veri discepoli e da veri figli ogni giorno.

Questo chiediamo quando diciamo “dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Un cordiale saluto

Sempre stretti e uniti al Signore e nella comunità che condivide questo pane

Vostro don Emanuele




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