13° Puntata del 27 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

“Liberaci dal male!” così si conclude la preghiera del Padre nostro. Anche se forse più che una conclusione è la radice di ogni preghiera. Se ci pensiamo, l’essenza della preghiera invoca sempre una liberazione dal male. Dal male presente, da un male futuro. Magari da un male del passato che, come un’ombra che sta sopra di noi e ci condiziona e ci oscura la vista, non ci fa vivere bene.

Se uno non è liberato dal male non è neanche capace di lodare, di ringraziare e di contemplare la bontà di Dio. “Liberaci dal male!” Sono parole che potrebbero adattarsi a qualsiasi persona, a qualsiasi uomo, a qualsiasi donna, credente e non credente. Chi non vorrebbe essere liberato dal male?

Essere liberati è proprio esperienza del credente, del cristiano. La fede stessa è un cammino di liberazione, è un cammino di salvezza.

Il Padre nostro ci ricorda che non possiamo farcela da soli: possiamo tentare di duellare con il male, possiamo tentare di resistere, di essere anche resilienti, ma non possiamo annientarlo. Per quello lo gridiamo al Padre: liberaci, come tu hai liberato sempre coloro che ti invocavano, come tu hai liberato tuo figlio Gesù dalle fauci della morte.

Ecco allora che la nostra preghiera diventa preghiera di figli che sentono il peso del male, di una umanità che è segnata, che è trafitta, che è umiliata dal male.

Io non so dare una definizione precisa di male, ma so che lo si può sperimentare, lo si può incontrare ed a volte esso è subdolo, ha la maschera del bene, ha la maschera della gentilezza, ha la maschera del perbenismo. Il male sa assumere tante maschere, confonderci ed ingannarci, farci appunto allontanare da Dio.

“Liberaci dal male!” È con questa invocazione che si conclude e si riapre la preghiera. Domani tenterò di spiegare come mai noi poniamo un sigillo a questa preghiera, con alcune parole, a volte l’amen, a volte altre espressioni di preghiera. Ma Gesù ha voluto dare questa ai suoi discepoli, come un compito: la preghiera non si conclude, l’affidamento non finisce perché la vita stessa diventi una preghiera, un’offerta viva e santa al Padre di tutti.

Grazie per la vostra attenzione, grazie anche per la vostra vicinanza e il vostro sostegno che non mancano mai. Vi sento sempre vicini accanto a me, sento un popolo, una comunità viva in fermento. Continuiamo così.

Sempre uniti

Vostro don Emanuele




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