2° Puntata del 14 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

Oggi iniziamo ad addentrarci nella preghiera del Padre nostro. Lo facciamo come in punta di piedi, perché è la preghiera di Gesù. Entriamo nel Padre nostro con la voglia di abbeverarci alla fonte della preghiera. Vedremo come il Padre nostro non consiste solo di parole o domande: c’è qualcosa di più grande, è il senso stesso della preghiera che ci viene rivelato nel Padre nostro.

Ma per cogliere ciò dobbiamo fare un esercizio che è molto semplice, quello di abbandonare quell’idea di “già sentito”, oppure “ah ma lo conosco!”. Forse già da questa sera mentre lo pregheremo potremo provare a gustare le parole, una per una. Non ripetute meccanicamente, ma gustate.

Allora vorrei iniziare con tre piccole puntualizzazioni sul Padre nostro. Innanzitutto, il vero nome di questa preghiera è oratio dominica, cioè “preghiera del Signore”. Perché questa è la preghiera del Signore, innanzitutto è la sua preghiera, quella di Gesù. È la preghiera che ci rivela un intimo legame con il Padre.

Quando Gesù – spesso i vangeli ce ne parlano – stava solitario sul monte o appartato in qualche luogo deserto, cosa diceva al Padre?

Credo che Lui ci abbia consegnato, in qualche modo, alcune parole, alcune espressioni, alcuni atteggiamenti del cuore che egli riservava appunto al dialogo interiore nello Spirito col Padre. Ecco perché innanzitutto questa è la preghiera di Gesù.

Noi troviamo questa preghiera in due versioni, quella che usiamo normalmente è nel Vangelo di Matteo, all’interno del Discorso della montagna, Mt 6, 9-11; troviamo nel capitolo undicesimo di Luca una versione più breve.

Quella del capitolo di Luca ci interessa per il motivo per il quale Gesù insegna queste parole – ed è il secondo appunto che vorrei consegnarvi questa sera, perché è la preghiera dei discepoli. Nasce esattamente da una domanda: «Signore, insegnaci a pregare!». Una domanda abbastanza strana da parte di persone che probabilmente sapevano già pregare, conoscevano già delle preghiere – pensiamo ai Salmi, per esempio. Perché questa domanda?

Io vorrei pensarla così: i discepoli fanno questa domanda perché vedono Gesù pregare di gusto, pregare con intensità, con autenticità, non come se fosse un dovere, ma come per un’esigenza d’amore. Probabilmente i discepoli stessi desiderano anche loro una preghiera così.

Gesù semplicemente pronuncia queste parole che ben conosciamo, e quindi queste divengono la preghiera dei discepoli, preghiera che i discepoli usano perché sono le parole del loro maestro, del loro Signore.

Il Padre nostro è anche la preghiera dei figli e non solo perché la prima parola è inequivocabile: “Padre, Padre nostro”, ma anche perché il giorno del Battesimo – tra la consegna della veste bianca, del cero pasquale ed altro – abbiamo ricevuto anche questa preghiera, la preghiera del Signore. C’è questa bellissima espressione che viene usata dalla liturgia: “Ti preghiamo perché siamo realmente figli, perché questa preghiera ci rivela come tali nel momento in cui preghiamo veniamo illuminati sul senso del nostro essere”. E questa è la preghiera: rivela a noi non solo il volto di Dio, ma rivela a noi stessi il nostro vero volto. Ascoltandoci pregare, guardandoci pregare, proviamo a vedere quanto tempo impieghiamo per pregare, quanta energia, quanta puntualità.

Allora possiamo capire qualcosa di più di noi stessi, del nostro essere credenti, del nostro essere discepoli, del nostro essere figli.

Pronti allora per questo viaggio insieme con le parole di Gesù.

Vi abbraccio, vi benedico

E soprattutto sempre uniti e saldi nel Signore

Vostro don Emanuele




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