3° Puntata del 15 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

Entriamo nel vivo del Padre nostro. partendo dall’esperienza di preghiera di Gesù. Vogliamo incontrare questa esperienza di preghiera interfacciandoci con Gesù nel suo modo di vivere la preghiera, e con Gesù come intercessore, Colui che intercede per noi presso il Padre.

Innanzitutto, come Gesù vive la preghiera possiamo vederlo leggendo tra le righe i Vangeli, soprattutto il Vangelo di Luca. È il più attento a ciò tra gli scritti del Nuovo Testamento, e ci racconta di come Gesù soleva ritirarsi in preghiera in luoghi deserti, in cima ad una montagna, in un luogo solitario, o anche nella preghiera del popolo, nella sinagoga. O anche l’evangelista Giovanni, il quale invece è attento alla dimensione cultuale di Gesù: racconta di Lui che sale al Tempio di Gerusalemme durante le grandi feste dell’anno liturgico ebraico, la festa di Pasqua, la festa delle Capanne e così via.

Ma c’è anche un aspetto che le Scritture, soprattutto la Lettera agli Ebrei di cui tra poco leggerò due passaggi, ci danno testimonianza: dicono di Gesù che attualmente è nostro intercessore presso il Padre, cioè continuamente prega con la Chiesa e con noi.

Qual è lo specifico della preghiera cristiana? Che cosa rende unica la preghiera cristiana? La rende unica e singolare quello che viene detto a noi nel Vangelo di Giovanni durante il dialogo tra Gesù e la Samaritana: il “culto in spirito e verità”.

La preghiera cristiana è vera perché noi preghiamo nello Spirito santo che ci è stato dato dal Signore risorto. Quando un battezzato, un credente, un uomo di fede, una donna di fede, prega, prega nello Spirito di Gesù. Si unisce alla preghiera di Gesù e analogamente anche a quella dei Santi, i quali sono nostri intercessori non come è Gesù, sono coloro che pregano con noi in Cristo.

Notate come sempre le preghiere liturgiche terminano dicendo “per Cristo nostro Signore!”; “in Cristo nostro Signore!”; “per Lui, che è Dio, e vive e regna con il Padre nell’unità dello Spirito santo”. Questo è il culto in spirito e verità, questa è la peculiarità della preghiera cristiana. Allora cogliamo questa luce: Cristo che prega ed intercede per noi presso il Padre.

La Lettera agli Ebrei ce lo dice in maniera ammirabile. Non c’è lettera nella quale possiamo trovare come degli spiragli di luce in cui entriamo nel mistero profondo di Cristo. Eb 5, 7 ss.:

«Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono».

Chiaramente qui l’autore della Lettera agli Ebrei si rifà al modo di pregare di Gesù: “forti grida”, “lacrime”, “obbedienza al Padre”. Si riferisce allo stile di preghiera di Gesù che possiamo immaginare come uno stile concitato, non compassato, di una persona che sta compita e silenziosa, ma di una persona che vive vibrando della preghiera. Ma soprattutto credo che l’autore della Lettera agli Ebrei si riferisca anche ad un episodio puntuale della vita di Gesù. Vi inviterei perciò a leggere dal Vangelo di Marco, per esempio, ma lo troviamo in tutti e quattro i Vangeli, l’episodio che abbiamo appena letto durante il Triduo pasquale; vorrei leggervelo da Mc 14, 36 ss. Siamo nel Getsemani, durante l’agonia di Gesù. C’è una bellissima traduzione, non letterale, una parafrasi di questo brano di una Bibbia per bambini curata da Gianfranco Ravasi, in cui lui traduce il momento dell’agonia di Gesù come di uno che quando prega è come se lottasse, Gesù pregava come quando si lotta contro un’altra persona. Cioè che cosa accade, avete mai visto due che scazzottano? Tutto il corpo è coinvolto, si suda, si pigliano le botte, si sanguina anche. Infatti i Vangeli ci parlano di gocce di sudore che si fecero simili a gocce di sangue e tutto l’essere, l’essere di Gesù nella sua fisicità nella sua spiritualità è coinvolta come uno che lotta. Marco 14,36:

“E diceva [in questa lotta nel Getsemani, in questa agonia, in questa preghiera prima della cattura] Abbà, Padre, tutto è possibile a te, allontana da me questo calice, però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.

Riecheggiano le parole della Lettera agli Ebrei, il Figlio che patendo impara l’obbedienza: “come vuoi tu e non come voglio io”. È chiaramente un aspetto che recupereremo nel “sia fatta la tua volontà!”.

Ora qui vorrei concentrarmi su questa parola che Gesù usa: Abbà. Qui e nella Lettera ai Romani (Rm 8,14) appare, unico caso in tutta la Scrittura, il modo con il quale Gesù chiama Dio: Abbà, che possiamo tradurre con babbo mio, un modo confidente con il quale chiamare il proprio padre: è il modo con il quale i bambini ebrei da piccoli chiamavano e chiamano il loro papà, abbun, abbà, “papà, papà mio, babbo mio”: la confidenza.

Il Padre nostro inizia proprio con la parola “Padre”, ab’ in ebraico, abbà, papà. Sarebbe bello che questa sera quando pregassimo il Padre nostro al posto di usare la parola “pater”, pàter in latino o patèr in greco, come troviamo nell’originale di Matteo, dicessimo abbà, papà, papà nostro, papà mio. Ecco questa confidenza che dice amore e dall’amore nasce l’obbedienza e per amore si può anche patire e soffrire.

Termino con un’ultima citazione della Lettera agli Ebrei 7,25, in cui riprendo appunto quello che prima dicevo su Cristo che intercede per noi.

« Perciò [Gesù] può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore».

Egli è il Vivente che continuamente porta al Padre, nella sua umanità, il nostro culto in spirito e verità. Porta le nostre preghiere, le nostre angosce, i nostri desideri, le nostre lodi, il nostro dire grazie, il nostro chiedere perdono. Tutto il fiume di preghiera che sale dall’umanità è sempre in Cristo, a partire da Maria, dagli Apostoli da tutti i Santi: con loro noi preghiamo nella comunione dei santi e la loro preghiera entra in Cristo che è il vero e unico intercessore presso il Padre. Questo è il culto cristiano, questa è la preghiera cristiana. Noi preghiamo in Cristo nel suo Spirito e nella verità del nostro essere credenti.

Spirito e verità dice che il nostro culto è spirituale, nello Spirito di Dio, ed è nella verità perché la preghiera che noi in qualche modo viviamo corrisponde a una verità di vita, a un’autenticità di vita che non è falsa, ambivalente o distante o differente da ciò che noi viviamo nella preghiera. La preghiera unifica, tiene insieme la vita, perché noi abbiamo a vivere la stessa vita di Cristo, avere la sua forma.

Abbà nostro che sei nei cieli!

Grazie per la vostra attenzione, ci vediamo in qualche modo domani sera.

Sempre uniti, sempre saldi guardando avanti nello spirito autentico della preghiera cristiana!

Vostro don Emanuele




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