9° Puntata del 22 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

La terza espressione di richiesta che troviamo nel Padre nostro è tra le più impegnative: “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”.

Può essere anche un’espressione che di primo acchito può darci fastidio, può scuoterci, perché ciascuno di noi desidera che sia fatta la propria volontà. Quando preghiamo, portiamo a Dio normalmente questa richiesta: fa’ che quello che io desidero, quello che io voglio, quello che io auspico, quello di cui io ho bisogno si realizzi, avvenga.

Nel Padre nostro sappiamo invece che c’è un ribaltamento, «non la mia ma la tua volontà»: sono parole che abbiamo già ascoltato, sono le parole, innanzitutto, di Gesù nel Getsemani. In quel momento anch’egli comprende che la cosa migliore per lui sarebbe quella di essere liberato da quel calice amaro, essere risparmiato da quello che poi sarebbe accaduto: la sofferenza, l’abbandono, l’umiliazione, la morte. Eppure Gesù dice: «non la mia, ma la tua volontà sia fatta».

Qual è il contenuto della volontà di Dio? È l’evangelista Giovanni che raccoglie questo detto di Gesù estremamente prezioso: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi. Che nessuno vada perduto». Del resto, quale padre desidererebbe mai che i propri figli, anche l’ultimo, quello con cui va meno d’accordo, possa smarrirsi, possa lasciarsi andare, possa essere abbandonato? Ecco la volontà di Dio: nessuno vada perduto, ma tutti siano salvati.

La parola “volontà”, nella radice ebraica della parola, non indica semplicemente l’obbedire al comando o l’intuire quello che tu hai nella mente e di conseguenza mi possa adeguare per farti contento. Ma la volontà di Dio è assecondare il suo piano di salvezza. La volontà di Dio è quella che troviamo scritta anche in Genesi quando la sua parola diventa realtà diventa creato, “sia la luce, e la luce fu”, “e vide che era cosa buona”. Il suo beneplacito, il suo compiacimento. Questa è la volontà di Dio.

La vera preghiera chiede al Padre che Egli possa compiacersi della sua opera che dipende da noi, dalla nostra preghiera. Noi non chiediamo che gli uomini facciano la volontà di Dio, ma che Dio possa compiacersi, possa esprimere e manifestare il suo beneplacito su quello che è la nostra obbedienza di figli, “sia fatta la tua volontà”.

È sempre Gesù nel Getsemani che ci guida e ci dà una prospettiva, perché la preghiera non sempre porta pace e sollievo, e non sempre porta serenità, è anche lotta e agonia. L’evangelista Luca ci dice che Gesù sudò sangue nel Getsemani, non fu solamente questo particolare che Luca volle raccontarci, ma è per sottolineare che la preghiera è anche questo, uno scontro. Non contro Dio, ma contro se stessi, perché Dio innanzitutto ci salva da noi stessi, dall’”io” ripiegato su di sé, dall’autoreferenzialità, dall’essere solo noi a scapito degli altri.

Dio ci salva da una falsa idea di felicità, ci salva da una falsa idea di gioia, e da una falsa idea stessa di Dio. «Chi ama la propria vita la perde, chi perde la propria vita, per causa mia, la ritrova. Chi non prende la sua croce su di sé e mi segue non è degno di me». Sono parole che non ci spingono a una sorta di autoflagellazione, a un’autocommiserazione o a un diminuire se stessi, ma è la logica della volontà di Dio che si compie perché il primo ostacolo è l’”io” che si incastra nei propri desideri, pretese e verità.

Ecco perché chi perde la propria vita la può trovare. È la logica della volontà di Dio che si compie, perché innanzitutto cerchiamo il suo beneplacito. Il bene per il mondo passa attraverso questa preghiera.

Grazie ancora per la vostra attenzione, continuiamo la nostra riflessione con l’appuntamento di domani.

Sempre uniti e saldi nella preghiera

Vostro don Emanuele




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