Puntata del 1 aprile 2020


Buonasera San Carlo!
Riprendiamo il commento al Simbolo degli apostoli entrando nella nube fulgida e splendente della Risurrezione: “il terzo giorno Gesù risuscitò da morte”.

Ho ancora nella memoria il momento in cui papa Benedetto XVI pellegrino a Gerusalemme, entrò nel Santo Sepolcro e mettendosi in ginocchio, in raccoglimento, nel sacello, carpito da un microfono disse commosso sottovoce: «Questa è la nostra speranza».

Questa ondata di morte che ci sta sovrastando, questa marea che piano piano si sta ritirando da noi, questo incendio devastatore che si sta smorzando – ma purtroppo altrove sappiamo con sgomento si sta accendendo -, ci costringe a pensare sempre più alla speranza e alla salvezza, temi che sono entrati con prepotenza nel pensiero anche laico e comune di tutti.

Che cos’è oggi speranza? Che cos’è oggi salvezza? L’arcivescovo Delpini ha scritto e riscritto una lettera in occasione di questa Pasqua che assomiglia molto a quella che vissero i discepoli nel vangelo, piuttosto che quella che abitualmente, forse in modo troppo scontato, abbiamo sempre vissuto. In questa lettera mette bene in luce, mette a fuoco che cosa sia la speranza. L’arcivescovo chiarisce che cosa noi abbiamo chiamato speranza intendendo invece un’altra realtà, e come questa prova sta purificando e ricalibrando il senso della speranza che, da un auspicio di benessere individuale, diventa un aggrapparsi a Colui che ha vinto la morte e sul serio ci ha liberato dall’antico contagio del male.

Questa è la Risurrezione: la speranza non è ciò che si auspica, ma ciò che è certo, che forse ora non scorgiamo ancora nella realtà; ciò che è vero – ma possiamo oggi solo intravedere i segni; ciò che illumina anche se non riusciamo a vederne la sorgente; ciò che ci sostiene anche se non ne vediamo ancora le fondamenta.

Mi piace sempre ricordare come Giotto nella cappella degli Scrovegni, a Padova, rappresentò l’allegoria della Speranza: tra gli attributi vi è una colomba che vola in alto e una donna che la segue librandosi nell’aria. Avere uno sguardo rivolto in alto, oltre le dense nubi, oltre il contingente, oltre il dolore, la speranza ci porta in alto e ci fa essere leggeri nonostante la gravità del tempo presente.

In allegato al documento vocale vi inoltro la lettera pasquale del nostro Arcivescovo. Vi chiedo di leggerla bene, di mediarla con attenzione.
Inoltre, prossimamente darò indicazioni sulla Settimana Autentica e sul Sacro Triduo Pasquale che purtroppo vivremo in maniera anomala.

Un caro saluto oggi in particolare ai ministri straordinari della Comunione, che con solerzia e delicatezza portano la S. Comunione a coloro che a causa della malattia o della avanzata età non posso partecipare alla S. Messa. In questo tempo in cui purtroppo siamo tutti isolati, continuiamo ad accompagnare le persone affidate nella preghiera e nella vicinanza di una voce che si fa prossima.

A tutti voi un grande abbraccio, sempre uniti e avanti!
Vostro Don Emanuele.




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