Puntata del 18 marzo 2020


Buonasera San Carlo!
In questo momento sto immaginando ciascuno di voi all’ascolto, e al di là delle parole c’è il mio desiderio di sostenervi, di rincuorarvi e di predisporvi alla Speranza!
Quando mi affaccio e giro per il nostro oratorio – purtroppo desolato – vi intravedo appartati nelle vostre case, vi sento fremere e vivere la vita familiare che immagino in questo frangente sia più intensa e in qualche occasione anche problematica. Ma noi siamo di quelli che vanno avanti e che affrontano giorno per giorno piccoli disagi a fronte di un bene più grande, piccoli sacrifici se pensiamo ciò che sta accadendo negli ospedali, nei luoghi di cura e di ricovero.

Arriviamo al tema del nostro discorrere.
Ieri è stato introdotto il Credo nella sua duplice forma: quella più antica chiamata “Simbolo degli Apostoli”, per intenderci quella che inizia con le parole “Io Credo in Dio…” e il “Simbolo niceno costantinopolitano”, più ampio e complesso, che solitamente recitiamo durante l’Eucarestia festiva.

Questa sera vorrei soffermarmi sulle parole “Io credo”.
Questa espressione me ne richiama un’altra e precisamente al dialogo che intercorre nell’ultimo incontro che Pietro ha con Gesù Risorto. Siamo nel capitolo 21 del vangelo di Giovanni, sul lago di Tiberiade dopo una pesca straordinariamente abbondante. Gesù per tre volte domanda a Simon Pietro se egli lo ami ed egli come ultima risposta dice: “Tu sai tutto Signore, Tu sai che io ti voglio bene!”.
Professare “Io credo” significa anche dichiarare “Io ti voglio bene!”. Perché noi crediamo all’Amore e non si può che credere amando! L’apostolo Pietro, incontrando Gesù Risorto, non solo crede in Lui appurando la verità di un fatto accaduto – prima era morto ora è vivo e quindi è tutto vero! Tutto questo esige la sua risposta d’amore, un coinvolgimento nuovo e più radicale, perché solo chi ama si fida, si affida, si consegna, si dona e gioca il tutto per tutto. Quando diciamo “Io credo in Dio” impariamo anche a dire “Io amo Dio”. Nonostante tutto quello che sta accadendo diciamo ad alta voce “Io ti voglio bene, Signore”.
Questo sia il nostro credo.

Domani sarà la festa di san Giuseppe, lo sposo di Maria, papà e custode terreno di Gesù. Una festa che ha il sapore della famiglia.

Come sapete sarebbe stata prevista una S. Messa e una cena dedicata ai papà con tutti i figli qui, in oratorio, ma ahimè non ci è stata consentita.

Voglio quindi ricordare tutti i nostri papà, a partire da quelli alle prime armi, a quelli che non si sottraggono ma sono costantemente sul pezzo, a quelli che lo sono due volte come i nonni e a quelli che ci assistono, ci ispirano e ci accompagnano dal cielo.

Infine.

Domani sera alle 21.00 i vescovi italiani ci invitano a pregare l’intercessione di san Giuseppe con la preghiera del S. Rosario. A quell’ora verranno suonate le campane per ricordare questo momento e per vivere in sintonia la preghiera.
Auspico che ciascuna famiglia possa pregare insieme. Allego al documento audio il testo della preghiera di domani sera.

Come sempre chiedo che venga divulgata il più possibile.

Siete sempre nelle mie preghiere. Vi saluto di cuore. Sempre uniti!
A domani.




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