Puntata del 7 aprile 2020


Buonasera San Carlo!
Siamo Chiesa, siamo comunità di santi, siamo e viviamo la comunione con i santi. Questa comunione è irrorata dell’amore di Dio, della carità dello Spirito, ma essa può essere ferita. Può essere diminuito il legame che ci costituisce, ci tiene insieme, ci tiene saldi. E che cosa può ledere la nostra unità, se non il peccato?
Il peccato è una ferita: è una ferita che innanzitutto è inferta a tutta la compagine, a tutto il corpo della Chiesa. È inferta anche a chi riceve un male o a chi lo provoca, il peccato, il male. È un boomerang, una volta che è lanciato torna indietro e ti colpisce.
Quindi la realtà del peccato ha questa ambivalenza: da un lato c’è una responsabilità di chi lo commette, dall’altro però c’è una conseguenza che cade su gli altri membri della comunione dei santi. Per cui il peccato di ogni singolo cristiano porta la sofferenza a tutto il corpo.
Noi siamo abituati a vivere in una prospettiva soggettivistica, ma se siamo Chiesa vuol dire che il bene che facciamo porta il bene di tutti, e il male che facciamo, in qualche modo, fa sì che il male tocchi anche gli altri. Credo che quello che stiamo provando in questi giorni ce lo dimostra, in particolare il senso di responsabilità che abbiamo nel seguire le norme igienico-sanitarie. Un virus che contagia e dilaga, facendo diventare così da un piccolo focolaio una grande epidemia, facendo soffrire l’umanità intera: questa è la realtà del peccato.

“Credo la remissione dei peccati”. Credo che si possa guarire, credo che ci si possa salvare, credo che anche se il peccato può essere azione ignominiosa, malvagia, da esso si può essere redenti con il perdono.
Allora il perdono di Dio si realizza attraverso il sacramento della Riconciliazione, che – attenzione – Gesù ha affidato alla Chiesa come ministero, Gesù ha affidato alla Chiesa, agli Apostoli, ai successori, per riconciliare, reintegrare, integrare, reimmettere ogni fedele nella salda comunione dei santi che è la Chiesa.
Ecco perché troviamo nel Credo questa affermazione, perché chi ha sbagliato non venga giudicato e additato da nessuno, ma affinché ci sia sempre la conversione come uscita, il pentimento come atteggiamento di richiesta di perdono, e fare penitenza come momento in cui emanciparsi dal peccato. Allora la compagine tutta della Chiesa, ciascuno di noi, ha il dovere di pregare per coloro che sono caduti, coloro che sbagliano, coloro che si sono lasciati, in qualche modo, irretire da ciò che è contrario alla legge dello Spirito.
La remissione dei peccati la possiamo comprendere solo all’interno di questa visione di Chiesa. Così comprendiamo come l’atto penitenziale che sta all’inizio della santa Messa: «Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato…» è una richiesta di preghiera: senza la carità fraterna, senza la pazienza fraterna, senza l’aiuto che viene da chi è prossimo a noi nella fede non possiamo camminare nel sentiero del cambiamento e della trasformazione dell’esistenza cristiana. Ecco perché non dobbiamo mai lasciare soli coloro che sbagliano. Non dobbiamo mai lasciare coloro che cadono a terra, ma dobbiamo essere un po’ come il Cireneo, portare la croce e i pesi gli uni degli altri.
Questo può essere un suggerimento a chi vive in questi giorni ancora di più il peso della convivenza, ma deve vivere anche in modo santo la Pasqua, perché non sia una Pasqua finta ma una Pasqua reale dove portiamo la croce gli uni gli altri come il Cireneo portò quella di Gesù.

Sempre uniti, sempre saldi
Un grande abbraccio a tutti quanti e una buona serata.




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