Puntata del 5 aprile 2020


Buonasera San Carlo!

Buona Settimana Autentica. Oggi iniziamo la grande settimana. Celebrando l’Eucarestia questa mattina nella nostra Chiesa parrocchiale vi ho immaginato tutti quanti presenti. Ho immaginato il coro, il corello, il coro dei giovani, ho immaginato le famiglie con i bimbi, ho immaginato i ragazzi, gli anziani, gli adulti, ho immaginato anche le persone che entrano tardi in Chiesa, i ministranti sull’altare. Vi porto tutti nel cuore, in ogni celebrazione non mancherò di presentare le vostre intenzioni, i vostri desideri, le vostre preghiere più vere. Credo che in questi frangenti paradossalmente ci sentiamo più uniti perché quello che ci manca è proprio questo: l’unità, i legami. Ci sentiamo più Chiesa perché forse questa lontananza, questa diaspora, ci fa intuire il valore della comunità, il valore dell’essere Chiesa, e a partire da questa considerazione vorrei iniziare questa la riflessione sulla Chiesa.

“Credo la Chiesa”, così recita il Simbolo degli Apostoli. La Chiesa è popolo, è il Popolo di Dio. Come si entra in questo popolo di Dio? In questo popolo non si nasce, non si accede per diritto di nascita, ma si viene generati dal Padre nel Battesimo, ed è Gesù la guida, e lo Spirito santo ci tiene uniti, e non solo la nostra voglia di stare insieme perché ci siamo simpatici. È il mistero della comunione di un popolo, un popolo che non sta fermo, non è stanziale, non abita un territorio, ma è in cammino, sulla strada, ed è diretto verso il regno, verso la Gerusalemme celeste. Questo popolo oggi forse vive un travaglio, ma l’abbiamo nel nostro DNA, la Sacra Scrittura ce lo insegna: quanti deserti, quante oasi il Signore ci fa trovare, quante prove. Ma è lui che ci tiene uniti.
La Chiesa è anche corpo, Paolo ce lo insegna bene: Cristo è il capo, noi le sue membra. Le membra cercano il bene delle altre membra, cercano il bene del corpo, nessuno se ne vorrebbe mai staccare; l’occhio non vuole andarsene dal corpo, anche la mano se si staccasse sarebbe inerte, non potrebbe nulla. È l’Eucarestia che ci insegna cosa significa essere corpo, ci rende corpo di Cristo.
Il corpo non pensa solo a sé, le membra non si riferiscono solo a sé. Il corpo ha un cuore, un amore da dare, così questo non è fine a se stesso. Altrimenti la Chiesa sarebbe narcisistica, vivrebbe sempre riflessa sulla propria immagine. La Chiesa in verità è per gli altri, è per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa è apostolica, è sempre in missione. L’eucarestia non ci spinge a rimanere chiusi nel Cenacolo, ci spinge ad andare agli altri.

La Chiesa è sposa, questa è la terza e ultima immagine che ci viene dalle Sacre Scritture, dall’Apocalisse, ma anche il Vangelo di Marco e quello di Giovanni ce ne parlano. Che bello pensare la Chiesa come una sposa che ama il suo sposo che è Gesù. A lei Gesù dona tutto quanto, dona la vita. Forse questa donna, questa sposa non è la più bella: qualche ruga, qualche imperfezione, magari è un po’ in sovrappeso, non è sempre obbediente… ma Gesù la ama, di folle amore, fino a dare la sua vita.

L’alleanza nuziale è ciò che esprime la realtà della Chiesa. Allora mi rivolgo a voi sposi. Nella vostra vita matrimoniale, testimoniate questo amore che è di Gesù verso la Chiesa. A vostro modo insegnateci che cosa significa amare nella Chiesa, che cosa significa che la Chiesa è una famiglia, non una mera istituzione, un qualcosa di freddo, una nomenclatura, un’aliena gerarchia, ma una famiglia.
Credo la Chiesa che è un popolo che cammina, credo la Chiesa che è un corpo che ama, credo la Chiesa che è sposa che si dona tutta per il suo sposo!

Sempre saldi e uniti nel Signore
Un caro saluto
Vostro Don Emanuele.




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