Puntata del 6 aprile 2020


Buonasera San Carlo!
Buon lunedì santo a tutti quanti.

“Credo la comunione dei Santi”. Che bello non sentirsi soli, che bello sentirsi immersi in una grande fraternità, in un’ampia famiglia. Questa è la comunione dei santi. Ieri riflettevamo sulla realtà della Chiesa, questa realtà è in qualche modo realtà trasfigurata, che trascende ogni connotazione di tempo e di spazio.
La comunione dei santi è qualcosa che supera queste due dimensioni. Ha le sue radici innanzitutto nella fede di Abramo, il primo dei credenti, il capostipite del popolo eletto, e arriva fino a noi attraverso tutte le generazioni che ci hanno preceduto, che ci hanno trasmesso il Vangelo. Ce l’hanno trasmesso innanzitutto con la loro vita esemplare, la loro testimonianza autentica e fedele. Questi sono i santi.
Noi siamo chiamati a essere questa comunione, siamo loro fratelli, loro sorelle; se pensiamo bene ai grandi santi di ieri, di oggi ci sentiamo in difetto… personalmente io mi sento un fratello minore, una pecora nera. Eppure loro non si dimenticano di noi.
Noi portiamo un nome, non siamo i primi a portarlo, e nella simbolica cristiana questo nome ci richiama alla persona santa che è presso Dio. È come se noi avessimo un compito, un incentivo. La vera venerazione verso i santi non sono solo le preghiere, loro già intercedono per noi a motivo della carità che ci unisce. Essi ci chiedono questo: di imitarli. Non c’è onore più grande che possiamo fare loro se non questo, e ciò vale in particolare la Vergine Maria. Gesù lo dice nel Vangelo: «chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Sono tutti coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». Questa è la comunione dei santi che possiamo sperimentare qui. Comunione dei santi, i quali sono i fratelli maggiori che ci tirano su quando siamo abbattuti, ci rialzano quando cadiamo, ci ispirano, ci spronano e soprattutto ci aiutano.
Aiutiamoci gli uni gli altri. La vera carità nasce da questo senso di comunione che i primi discepoli sperimentarono subito dopo la Pentecoste: mettevano i loro beni in comune, vivevano insieme, pregavano insieme, mangiavano insieme e la loro Eucarestia era segno vero di questa condivisione, di questa comunione.
È un augurio per sentirci, pur nella dispersione, mai soli sempre. Mi ha impressionato questa frase di papa Benedetto: «Chi crede non è mai solo!». È vero.
Concludo ringraziando ciascuno di voi per le attenzioni, gli auguri in questo giorno in cui ricordo il mio genetliaco. Non ho fatto nulla per venire al mondo e quindi leggo tutto questo come un’azione gratuita di Dio e di chi è stato strumento di Dio, i miei genitori che mi hanno posto in questa vita.

Il Signore benedica tutti voi e vi doni il centuplo
Sempre uniti, saldi, andiamo avanti
Vostro Don Emanuele.




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