Chiamatevi Fratelli

Un assaggio della vera fraternità evangelica

Il 23, 24 e 25 febbraio si sono svolte, nella cappellina San Carlo, tre serate per trattare il tema della fraternità.
Diversi ospiti hanno condiviso la loro testimonianza di cui diamo un piccolo assaggio. Si ricorda che gli incontri integrali restano disponibili sul canale Youtube della parrocchia.

UN FRATELLO DA ACCOGLIERE

(Annalisa e Franco)

Nella prima serata sono proposti un brano dal Libro del Profeta Isaia e dal Vangelo di Matteo (5, 38-48). Da questi parte la loro testimonianza: durante il periodo di pandemia ci siamo sentiti tutti più fragili, ci è mancato il contatto con le persone, anche solo poterne vedere il volto. Questa situazione è però vista come un’occasione per cambiare il nostro sguardo. Ci siamo trovati di fronte a un bivio: allontanarci dal nostro fratello, visto come potenziale minaccia, oppure riconoscerci in lui, vedere la sua condizione pari alla nostra. Ed è quest’ultima la strada che vogliamo percorrere. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca: tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme” ci ricorda Papa Francesco.
Per chi vive tutti i giorni una vita di comunità è importante saper trasmettere la gioia della fede, la felicità nella quotidianità, è lì che è possibile vivere il Vangelo. “Aprire il cuore all’affamato e saziare l’afflitto”: in un oratorio ci sono tanti cuori afflitti che hanno bisogno di essere saziati. Chi chiede un consiglio, un conforto o anche solo di essere accolto e ascoltato. Non è sempre facile mettersi in ascolto, mettersi nell’atteggiamento di dare. Tuttavia “se vogliamo bene solo a chi ce ne vuole, quale merito ne abbiamo?”.
Dobbiamo desiderare di essere perfetti nell’amore come lo è Dio, ricordandoci che perfetto è chi sa di non esserlo, perché la perfezione è sempre oltre. Ogni famiglia in qualsiasi contesto, ogni famiglia che prova ad aprirsi, è un segno grande per la comunità. Come scritto nel Salmo 133: “Come è bello e come è dolce che i fratelli vivano insieme”.

UN FRATELLO PER TUTTI

(Don Francesco)

Nella seconda serata vengono proposti due brani di Vangelo: Marco (3, 31-35) e Matteo (23, 1-12).
Libertà, fraternità e uguaglianza.
Ultimamente si è parlato spesso di libertà e uguaglianza, ma troppo poco di fraternità.
È tempo di rilanciare una nuova visione dell’umanesimo fraterno e solidale, come quello narrato da Marco. Gesù si è fatto uomo e nell’incarnazione si è detto fratello ed in lui si fonda la fraternità universale. Egli pone a fondamento di questo appellativo, non la presenza di un determinato legame: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? …Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” chiunque compia la Volontà di Dio, che è una volontà di bene, il bene di tutti, della comunità, chi fa questo è mio fratello. La fraternità comincia a realizzarsi nella comunità come strumento di una fraternità universale.
“Tutte le opere che fanno, le fanno per farsi volere bene dalla gente” troviamo invece scritto in Marco, e ancora “Nessuno si faccia chiamare Rabbì perché uno solo è il maestro e noi siamo tutti fratelli”. Per la fraternità cristiana lo stile deve essere di camminare insieme, di Chiesa Sinodale (sinodo: insieme la strada).
Si sceglie insieme, non ci sono lamentele perché queste sono sostituite dall’ascolto e dal discernimento, luogo in cui vige la correzione fraterna, che è frutto di amore per la comunità, frutto di franchezza e di intelligenza.
Si sottolinea infine importanza di una Chiesa in uscita: quando la comunità non si apre a fraternità universale, riunendosi senza specificare l’intenzione del Vangelo, c’è il rischio di peccare. La fraternità cristiana esiste solo a beneficio degli altri.

UN FRATELLO CON CUI DIALOGARE

(Massimo)

Nella terza serata viene proposta la Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini.
“Voi che un tempo eravate lontani, ora siete vicini in Cristo” si tratta di una delle più grandi sintesi della rivelazione cristiana: Cristo è colui che in se stesso rompe i muri, avvicina i lontani e crea unità.
Come la Chiesa si comporta di fronte a questi versetti? Il mescolamento dei popoli è uno dei fattori più caldi del nostro tempo, che spesso suscita emozioni e alimenta paure recondite.
Anche Sesto, città delle fabbriche, da sempre soggetta a migrazioni, oggi si trova a ospitare molteplici realtà: la comunità copta ortodossa egiziana e rumena, la comunità latinoamericana, quella islamica… Come costruire unità in questi contesti così intricati?
Da alcuni anni nella nostra città esiste una commissione per il dialogo ecumenico e interreligioso che comprende associazioni, membri di diverse parrocchie e singoli laici, per incontrare e conoscere questo nuovo volto di questa società e promuoverne il dialogo. Cosa significa veramente? Talvolta lo si confonde con le chiacchiere, con un mero confronto di opinioni, ma il dialogo (dialogo: attraverso il logos) è il desiderio di farsi coinvolgere, aprire un racconto partecipato di sé e della propria storia e sostenerla insieme all’altro. Da questo tipo di dialogo si è scoperta la sapienza di vita che ogni cammino porta con sé. Grandi passi sono stati fatti, Sesto è diventata un autentico laboratorio d’incontro, una città inclusiva e solidale. È questa l’idea di futuro che vogliamo continuare a costruire: “essere lievito di unità, costruttori di ponti e non di muri, costruttori di pace”.




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