Ti va di raccontarti?


Intervista al nostro seminarista Giovanni Grimoldi

Giovanni è il seminarista ospite nella nostra parrocchia da ormai due anni, figura riservata che non ama stare sotto i riflettori, però quando si tratta di ragazzi è da molti preso come punto di riferimento. Forse per la sua giovane età o semplicemente per la sua gentilezza e i suoi modi genuini che lo portano ad avere una vera predisposizione al dialogo.

Giovanni Grimoldi, volto assai noto all’interno della nostra comunità, si è prestato a concederci una breve intervista riguardo la sua scelta di intraprendere un cammino che lo porterà a diventare prete.

Alla prima domanda, ossia cosa lo ha spinto ad entrare in seminario, ha risposto che si è trattato di un’intuizione, un qualcosa nato da momenti di riflessione che si concedeva la sera prima di dormire. Questi momenti di riflessione, accompagnati da due chiacchierate avute con due amici (anch’essi preti), hanno portato Gio ad intraprendere questo cammino. “È stata una scelta che ho preso vivendo la vita della comunità cristiana” ha detto “non l’ho presa riflettendoci sopra io da solo”.

Sulla scia della prima domanda, gli è stato chiesto poi se, in seguito alla sua scelta, chi gli è sempre stato vicino avesse mai dubitato della sua decisione; “Nella mia famiglia, sia a parole sia con i fatti, hanno sempre dimostrato un sentimento di stima e affetto nei miei confronti”. Ed è proprio l’approvazione quotidiana che riceve, a spingerlo ad avvertire una responsabilità ulteriore in ciò che fa tutti i giorni, trattandosi comunque di una scelta che segna profondamente la sua vita. Gli abbiamo chiesto se invece lui avesse mai messo in discussione, magari in qualche momento di difficoltà, questa sua scelta: “Non sono certo mancati dei momenti di difficoltà” ha ammesso “ma non ho mai pensato di aver sbagliato ad entrare in seminario”. Anche nei momenti di difficoltà Gio ha sempre potuto confidare sul sostegno di chi gli stava vicino, consapevole che nel suo cammino non è solo ma ha molte persone sulle quali appoggiarsi.

Vivendo poi in un periodo di pandemia, nel quale ci si è dovuti adattare alle diverse esigenze, anche lui si è dovuto riscoprire nel suo ruolo in comunità. “Mi accorgo, nonostante possa passare poco tempo in parrocchia, che c’è molto bisogno di lavorare sui rapporti” e quindi nel concreto mettersi in condizione di ascolto nei confronti di chi vive momenti di difficoltà. Anche aiutando chi lo circonda a vivere nel quotidiano non con un’ottica di sopportazione, ma con un punto di vista più ottimista che porta a vedere il bello nelle piccole cose di tutti i giorni.

Il fatto che ricopra un ruolo di rilievo e che si metta a disposizione di chi ha bisogno non lo rende “immune” alle problematiche note a chiunque: su tutte l’impossibilità di programmare nel lungo termine e di incontrarsi in presenza. “Ovviamente, immagino come a tutti, ogni tanto mi assale il pensiero che non stia facendo abbastanza, oppure di non accorgermi di quali sono le priorità”, non manca però di guardare al lato positivo: “Sono felice però di avere la possibilità di confrontarmi sia con gli altri educatori, sia con i ragazzi e quindi concentrarmi su ciò che c’è e non ciò che manca”.
Con questa intervista Gio ha voluto mandare un messaggio chiaro: nella vita bisogna avere il coraggio di seguire la propria strada vedendo, anche nei momenti di difficoltà, il lato positivo.




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