Editoriale Novembre 2021




UNA TROMBA DA SUONARE
UNA BROCCA DA ROMPERE
UNA FIACCOLA DA ACCENDERE

Segnali per ridestare la vita cristiana


Il capitolo settimo del libro dei Giudici, nell’Antico Testamento, racconta dell’epopea di Gedeone e dei suoi trecento e di come sconfissero senza colpo ferire i madianiti nemici d’Israele.
Questo episodio biblico citato in appendice alla lettera pastorale di quest’anno (“Unita-libera-lieta; La grazia e la responsabilità di essere Chiesa” di Mario Delpini) mi dà l’opportunità di esprimere alcuni pensieri ed alcune riflessioni circa il tempo e le prospettive che si stanno delineando dinnanzi a noi.
È questo un tempo chiaramente di sfida! Sfida innanzitutto alla nostra capacità di reagire ad una o più situazioni che ci hanno messi in ginocchio: penso alla precarietà del lavoro ed al mutamento della diluizione della vita lavorativa; penso alle giovani generazioni ed alla terra bruciata che questi anni stanno facendo intorno a loro; penso al rapporto con la salute, con la malattia ed il senso di impotenza ad esse legato; penso alla frammentazione delle relazioni famigliari; penso al sospetto e alla sfiducia nei confronti delle istituzioni quali lo Stato, la Scuola, le rappresentanze della società civile, anche la Chiesa non è immune.
La sfida, lo stiamo imparando, non sta solo nel termine alquanto abusato di resilienza, nella capacità di incassare il colpo rimanendo in piedi, ma anche nella forza di reagire con intelligenza e consapevolezza. Perciò ecco le tre parole che connotano l’inizio della battaglia che Gedeone ha intrapreso contro gli invasori, tre esortazioni che voglio consegnarvi in occasione della festa del nostro massimo patrono Carlo Borromeo, un personaggio che non si è certo tirato indietro davanti alle sfide del suo tempo, così simili alle nostre.
Basterebbe citare la peste a Milano, l’egemonia ed il mal governo spagnolo, una Chiesa post-conciliare che faticava a trovare una sua definizione ed una sua riforma. Non a caso S. Carlo è il vescovo che ha celebrato più assemblee sinodali nella storia della diocesi. Perché un cammino, o lo si percorre insieme o ci si disperde.

UNA TROMBA DA SUONARE

Un annuncio, un messaggio che ci dà la sveglia e la carica ogni mattina. Che non sia solo lo squillo elettronico della suoneria del cellulare che ci avvisa della ripresa delle fatiche quotidiane oppure gli stucchevoli ”buongiorno” mattutini mandati a random che lampeggiano sugli schermi degli smartphone. Mi domando di quale sveglia abbiamo bisogno per ridestarci dal torpore delle nostre pigrizie, per rilanciare con più vigore i nostri cammini. Che cosa dobbiamo attendere di più consolante e di più prorompente delle parole di Gesù?

UNA BROCCA DA ROMPERE

La mia impressione a volte è che si vada avanti, anche nella nostra vita comunitaria, per schemi assodati, con forme e modalità che non corrispondono più alla realtà. Cosa rompere o cosa mantenere? Per citare Carlo Levi, il futuro ha un cuore antico. Senza rinnegare nulla di ciò che è stato “ieri”, domandiamoci come questo aiuta e prepara noi e le nuove generazioni a vivere il domani. Rompere significa fare rumore, destare interesse, far sorgere delle domande, incuriosire. Come possiamo essere una realtà che desta queste attenzioni? Come mi piacerebbe che nel nostro quartiere si dicesse: “Che cosa accade di bello oggi in parrocchia? Che cosa c’è d’interessante oggi in oratorio?”

UNA FIACCOLA DA ACCENDERE

Con le fiaccole accese non si pretende di illuminare a giorno la notte, rimangono sempre tratti oscuri, angoli bui, ma la luce che abbiamo ci consente di non smarrirci e ci regala la rinnovata umiltà di chi impara a procedere un passo alla volta.
Ciascuno di noi è una fiaccola, ciascuno di noi ha tanta luce da donare, ciascuno di noi ha nel cuore un fuoco che arde ma, come ci insegna Gesù, se tenessimo tutto ciò solo per noi e per i nostri amici, a che giova?
In una cultura come la nostra, segnata da atteggiamenti narcisisti e vanagloriosi, dove ci si occupa più del proprio profilo social che di coltivare la propria interiorità, forse la comunità cristiana potrebbe essere il luogo dove si scopre la misura reale delle cose e si impara a far emergere la propria luce.
La “strategia” di Gedeone è quella di Dio: di fronte a ciò che appare invincibile, dove si potrebbe indulgere allo sconforto e alla rassegnazione, dove la tentazione è quella del ripiegamento su di sé, con pochi mezzi ed un nugolo di persone impreparate, accade l’insperato. Non è l’idea romantica in una vittoria impossibile, piuttosto è l’esperienza, via della Speranza, che anima e dona afflato alla battaglia quotidiana che ciascuno è chiamato a sostenere.
Vogliamo essere quindi gente animata da un annuncio che rende lieta la vita, che spezza legami insani e infelici per arrischiarsi in scelte libere e profetiche ed ardere del fuoco dello Spirito che unisce i cuori ed illumina le menti!




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