XENIA 2.0


Un viaggio di andata e ritorno pur sentendosi sempre a casa

Quest’estate l’oratorio, anche se per poco tempo, si è colorato di tanti nuovi visi che hanno reso per tutti, ragazzi e giovani, queste settimane meno stancanti e molto, molto più divertenti. Ma che ci facevano qui? I nostri classicisti ce lo possono raccontare


Siamo ad ottobre, sono iniziate le nostre solite routine milanesi: chi al lavoro, chi a scuola, chi all’università e chi più ne ha più ne metta.
Personalmente in questi giorni freneticamente uggiosi, fra una versione di greco e l’altra mi piace “chillarmela” – n.d.a. rilassarmi, divertirmi – pensando alla mia estate. Sicuramente fra le mie giornate degne di nota la breve permanenza sarda qui in quel di Sesto San Giovanni è spesso fra i miei ricordi. Se c’è una cosa che credo di aver imparato bene dopo quasi 5 anni di liceo classico è sicuramente il concetto di xenia – ξενία per i fervidi grecisti. Cercherò di farla il più breve possibile: nell’antica grecia la xenia era uno dei valori più alti della civiltà; in esso consisteva il dovere da parte dei greci di ospitare coloro che necessitavano di ospitalità. Certamente ai tempi dei greci si parlava di un’ospitalità diversa da quella che abbiamo offerto noi ai sardi, ma mi piace pensare che certi concetti che studio siano attualizzabili, altrimenti potrei scoppiare a piangere pensando di aver buttato 5 anni della mia vita a studiare cose ormai morte e sepolte.
In ogni caso, senza perderci in ulteriori chiacchiere, volevo informare la comunità delle belle cose che siamo riusciti a realizzare e a costruire durante questo “erasmus” nazionale. Ovviamente i primi giorni sono stati frastornanti per tutti quanti: noi sestesi avevamo dei nuovi aiutanti che in un periodo come l’oratorio feriale sono sempre ben accetti, mentre i sardi si sono trovati catapultati in una nuova esperienza – in quanto stare dalle 8 alle 16:30 sotto il sole ad accudire 90 bambini magari non era esattamente il loro hobby. Sormontato lo scoglio del primo giorno le cose sono andate lisce come l’olio e il gemellaggio “Sesto-Riola” stava effettivamente decollando: le mattinate insieme passavano scandite tra balli e giochi, qualche risata, ma sicuramente tanta, tantissima felicità.

I momenti condivisi sono talmente tanti che probabilmente dovrei un intero numero solo per raccontarveli, ma non vorrei tediarvi ulteriormente. Voglio solo cogliere l’occasione per dire un grande grazie a ognuno di loro: grazie a Marta che è sempre stata super solare, grazie a Zuzu che riusciva sempre a strapparci delle risate anche nelle ore più calde della giornata dove l’unica opzione che consideravi possibile era quella di scioglierti al sole, grazie a Ele che con la sua pacatezza è sempre stata un cuoricino con noi animatori e con i bambini, grazie a Nicolas che riusciva a stare sempre con tutti senza mai lamentarsi di nulla, grazie a Roberta e alla sua energia, grazie a Samu che al posto di piangere sulle versioni di greco anche lui ha deciso di donarci il suo prezioso tempo per giocare con noi, grazie a Lullo che ti rendeva di buon umore anche se erano le 07:30 del mattino e avevi appena litigato con un bambino perché non voleva seguire le regole, ma soprattutto grazie ai don e alle suore che hanno reso possibile che tutto questo avvenisse.
Successivamente a questa breve ma intensa esperienza anche noi sestesi ci siamo presi la briga di mandare un inviato speciale in quel della Sardegna, ma siccome non sono stata la fortunata perchè quest’estate mi ha chiamato la Sicilia a rapporto e non potevo deluderla, lascio che la penna del mio collega vi racconti ciò.
Prima di concludere però la mia parte del lavoro questo piccolo frammento di felicità che si è stanziato nel mio cuore: è il giorno della partenza dei sardi, decidiamo di pranzare tutti insieme in oratorio, finito di mangiare siamo tutti in salone che balliamo e cantiamo e ad un certo punto parte “Giovani Wannabe” dei Pinguini Tattici Nucleari, canzone che unisce e racchiude tutti i bei momenti passati insieme. Quindi vi lascio sulle note immaginarie di questa splendida canzone che per molti di noi ormai è molto di più di una semplice canzone.

Come già accennato dalla Mati, io ho invece avuto la possibilità di vivere la medesima esperienza, ma a parti invertite: ospite infatti di Samu e della sua famiglia, che tra l’altro colgo l’occasione per ringraziare immensamente per l’ospitalità, ho trascorso quasi tre settimane nel mese di agosto in quel di Nurachi. Tra un bagno e l’altro, sulle spiagge trale più belle che abbia mai visto, abbiamo insieme ai nostri amici sardi provato a ricreare un’esperienza simile a quella che a loro volta avevano vissuto nel nostro oratorio. Chiaramente gli spazi erano diversi, i numeri erano diversi, la persone erano diverse ma in entrambi i casi a farla da padrone era un’atmosfera di felicità e condivisione. Nello specifico sono state organizzate due serate, durante le quali i ragazzi sardi hanno messo in mostra tutte le loro “skills” organizzative apprese durante la loro permanenza sestese, dando la possibilità ai ragazzi più piccoli di vivere un’esperienza nuova per loro come quella dell’oratorio.

Se dovessi scegliere tre parole per sintetizzare l’intera esperienza, sia sestese che sarda, la prima sarebbe sicuramente accoglienza: quel tipo di accoglienza che in poco tempo ti fa scordare i 600 e passa chilometri di distanza e ti fa subito sentire a casa. La seconda sarebbe entusiasmo: da una parte per la possibilità di spostarsi verso una città immensa come Milano per vivere una realtà nuova, dall’altra per aver trascorso quasi un mese in una dimensione totalmente diversa da quella abituale come la campagna sarda, ma con la costante di essere circondato da persone meravigliose. La terza, e ultima, sarebbe grazie: a chi ha organizzato il tutto, a chi si è messo in gioco (da una parte e dall’altra), a chi ha accolto, a chi si è subito messo al servizio.

E concludo auspicando che quella di quest’estate sia solo la prima di tanti “gemellaggi” che avremo l’occasione di vivere assieme.

UNA MERITATATA VACANZA

Subito dopo la fine dell’oratorio estivo, i “ragazzi grandi”,quindi medie e superiori, della nostra parrocchia sono partiti direzione Val Pusteria per una settimana di relax – si fa per dire… perchè se si parte in montagna con don Emanuele non si sta mai troppo fermi. Il tema che ha guidato la vacanzina è stato il mondo di Harry Potter: la lettera d’invito, le squadre, gli educatori, i giochi, rispondevano tutti alla famosissima saga, molto amata dai ragazzi.

Le giornate si alternavano tra giochi e attività in gruppo, riflessioni e scarpinate tra cui il rifugio Tridentina, il rifugio più a nord d’Italia, dove chi lo desiderava, ha avuto l’occasione di passare una notte su tra i monti.
Quel che sicuramente resta più significativo in questo tipo di esperienza sono i legami che si creano tra i ragazzi che, attraverso la convivenza piena e i momenti di preghiera e confronto, hanno la possibilità di conoscersi a fondo, molto più di quanto non riuscirebbero a fare nel quotidiano, ma di cui già l’oratorio estivo è un ottimo assaggio.
Anche per noi educatori è un’ottima opportunità perché è in questi luoghi, in questi momenti che vengono fuori le domande, i pensieri più profondi di questi “giovani maghi”.
Chissà il prossimo anno quale sarà la meta, sembra ci siano in mente progetti più grandi. Staremo a vedere!

LA FIACCOLATA DI SAN CARLO

Sabato 10 settembre, noi adolescenti e giovani della parrocchia siamo partiti dalla Basilica di San Pietro (in Ciel d’oro, a Pavia, non quella di Roma… non esageriamo) dove è stata accesa e consacrata la fiaccola che, con fatica, è arrivata a Sesto San Giovanni la mattina seguente.

Correndo e pedalando per tortuose salite e violente discese, abbiamo attraversato le vie tranquille che costeggiano il Naviglio Pavese.
Dopo i primi 27 chilometri, siamo stati gentilmente ospitati per la notte da un oratorio di Assago dove, dopo una pizza squisita e una serata di giochi, abbiamo trascorso una rumorosa nottata. La mattina seguente, ancora assonnati e con un discreto mal di schiena, ci siamo rimessi in corsa.
L’obiettivo: raggiungere la parrocchia San Carlo in tempo per la messa delle 10.30. Alternandoci nel portare la fiaccola e cortesemente scortati dalla polizia, siamo giunti, senza troppe complicazioni, alla meta.
Un ringraziamento particolare va a Daniele Barrhout che ha seguito la nostra squadra durante tutta la fiaccolata, eseguendo delle riprese in modo davvero molto professionale e realizzando un bellissimo video ricordo dell’esperienza che è poi stato proiettato il 24 settembre, la sera della festa dell’oratorio.




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