Editoriale Giugno 2022



L’anno pastorale si sta concludendo ed il tempo estivo con i suoi riti si sta aprendo, promettendo di poter vivere occasioni di riposo e di relazioni più distese e intense.
Il Vescovo Mario all’inizio di settembre, nella lettera pastorale ha usato tre parole per definire la Grazia di essere Chiesa: unità, libertà e letizia.
Mi piacerebbe scandagliare con ciascuno di voi il tessuto della nostra parrocchia cercando i momenti, i luoghi e le occasioni che ci fanno sperimentare il nostro essere uniti, liberi e lieti.
Non posso non pensare alle nostre assemblee eucaristiche domenicali, dove questa unità diventa visibile e concreta, fonte di vigore per il cammino di fede di ciascuno e momento propizio dove, nel segno della Comunione eucaristica, accogliamo il compito di essere uniti con la grammatica della fraternità ed il linguaggio della Carità.
Così come il Sacro Triduo Pasquale con la sua dotazione di celebrazioni singolari e significative che chiamano tutti ad immergersi nel mistero dell’Amore immenso di Dio, a trovarsi come discepoli che costantemente rischiano di tradire, ma a cui viene rinnovata sempre la possibilità di essere perdonati, riaccolti nel consenso dei fratelli.
Penso ai momenti festosi e gratuiti che meglio di altri certificano la disponibilità a testimoniare il desiderio di essere uniti insieme: la parrocchia non è solo una stazione di servizio dove approdare per rifornirsi del carburante spirituale necessario, ma anche casa dove una famiglia vive, dove sempre si è lieti dell’accorrere e del ritorno dei propri figli. Perciò occasioni di festa come quella di apertura dell’anno oratoriano, quella patronale di san Carlo, quella che abbiamo vissuto a conclusione dell’anno pastorale dicono la disponibilità di ciascuno ad accogliere lo stare insieme come un grande dono. Perfino i momenti infausti come lutti, sofferenze e drammi personali, chiedono a ciascuno, proprio nella logica del dono dell’unità, di farsi prossimi, vicini, talvolta come provvidenziali cirenei, disposti a sobbarcarsi i pesi gli uni degli altri.
Sperimentiamo libertà quando rimaniamo fedeli alla parola del Vangelo nonostante le parole del tempo di oggi siano più persuasive e ammalianti. Libertà che si traduce in gesti di rispetto, di collaborazione, di partecipazione.
Libertà nel camminare insieme, nel prendere decisioni dove liberamente ci si confronta, nell’assumersi con responsabilità l’esito delle proprie scelte.
Non è libero chi invece si trincea dietro silenzi e rigidità che rivelano nel profondo un cuore attaccato solo al proprio ego.
Il dono che ritengo più prezioso è la letizia evangelica, perché essa sorge nel tempo della difficoltà e della prova. Riporto qui il famoso aneddoto sulla perfetta letizia di S.Francesco, così che se ne possa conoscere meglio la qualità.
Quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: “Chi siete voi?” E noi risponderemo: “Siamo due dei vostri frati.” E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello (…) scrivi che questa è perfetta letizia.
E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare, e lui ci dirà: “Vagabondi insolenti, la pagherete cara.” E uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia.
Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori..

Dai fioretti di San Francesco.




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